Scuola
La pedagogia di Stato aumenta vincoli e censure
Per fermare la violenza contro le donne occorre prima di tutto agire sulla prevenzione fin dalle età più giovani occupandosi di ciò che accade soprattutto in adolescenza, di come vengono vissute le emozioni, di come capire se c’è consenso o meno. La politica ha il dovere di fare molto di più per contrastare la violenza di genere, serve soprattutto la prevenzione a partire dalla scuola, non basta la repressione. L’educazione sessuo-affettiva deve essere introdotta come materia curricolare all’interno di piani formativi rivolti ai minori e delineati tenendo conto dell’età dei beneficiari, tanto più efficaci quanto più se avviati precocemente, come prevedono le Linee guida Unesco e gli standard dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Materia che non è mai stata inserita ufficialmente nei programmi scolastici italiani contrariamente a come è stato fatto da buona parte dei Paesi europei. Gli attuali programmi scolastici di scienze che il ministro dell’Istruzione Valditara rivendica, comprendono la conoscenza del corpo e della riproduzione che sono imprescindibili, ma non bastano perché spesso si limitano all’anatomia.
Proprio nel giorno in cui veniva compiuto l’ennesimo femminicidio, che nell’anno in corso registra già più di cinquanta vittime per mano di partner o ex partner, il governo ha mandato un inquietante segnale di profondo arretramento culturale. Siamo di fronte ad una maggioranza ispirata dal fondamentalismo che vuole negare ai docenti la possibilità di fare attività progettuali relative all’educazione sessuale e alla conoscenza del proprio corpo. Con l’approvazione dell’emendamento che ha interessato il disegno di legge del ministro all’Istruzione Valditara sul “consenso preventivo informato” che nega la possibilità di svolgere qualsiasi attività didattica e progettuale fin dalle scuole medie, sull’educazione sessuo-affettiva senza l’approvazione delle famiglie, la maggioranza è riuscita nell’ardua impresa di peggiorare il provvedimento che contiene diversi profili di assoluta gravità. La materia potrà essere insegnata solo alle superiori. Escludere gli studenti di età tra i dieci e i quattordici anni è rischioso ancor più in questi ultimi anni che vedono l’età del debutto sessuale anticipata: le prime esperienze avvengono già in terza media. In quell’età emergono dubbi, angosce e necessità di conoscenza su argomenti che non è sempre facile affrontare in famiglia, e che trovano allora risposta solo nell’informazione casuale dei social. Si assisterà a gravi discriminazioni tra studenti, ai quali verrà negata la possibilità di partecipare alle attività dedicate al contrasto della violenza e degli stereotipi di genere in quanto a decidere non saranno loro, né i docenti, ma i genitori. Famigli che potrebbero aderire a una qualsiasi forma di visione religiosa ed estremista che assegna alle donne un ruolo di subalternità sessuale, familiare e sociale.
Il provvedimento rappresenta un attacco alla laicità della scuola, alla autonomia scolastica e ad una gravissima negazione del diritto degli studenti di avere accesso ad un’istruzione completa e di qualità, che fa fare passi indietro drammatici all’Italia. Significa privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita, che sono strettamente connessi alla costruzione della propria identità personale e sociale, alla promozione della salute, del proprio benessere e di sani comportamenti relazionali, che sono alla base di un importante intervento preventivo rispetto a fenomeni di violenza di genere, bullismo e all’uso distorto dei media. Ancora una volta si sottraggono alle istituzioni scolastiche gli strumenti necessari per essere concretamente luoghi di progettazione intenzionale e di coerente risposta ai bisogni delle alunne e degli alunni sia sul versante cognitivo sia su quello educativo.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna
