La partecipazione democratica qui ha radici profonde e solide
TORNARE A GOVERNARE IN NOME DEI CITTADINI
Incontro con la cittadinanza
AMMINISTRATIVE 2016. COMPIUTO UN PASSO IMPORTANTE
“RAVENNA IN COMUNE” HA SCELTO RAFFAELLA SUTTER COME PROPRIA CANDIDATA SINDACO
UNA CANDIDATURA DI ALTO PROFILO
Grandi la partecipazione e l’entusiasmo con i quali il 29 ottobre gli aderenti a RAVENNA IN COMUNE hanno approvato la candidatura di Raffaella Sutter a sindaco di Ravenna. Nominati portavoce Dora Casalino, operatrice sociale nell’ambito della tutela dei diritti umani e Massimo Manzoli dell’Associazione Gruppo dello Zucherificio che si occupa di legalità e libera informazione.
La pazienza e la convinzione dei promotori della Lista hanno prodotto il superamento di un pur lodevole – e inizialmente forse necessario ed inevitabile – spontaneismo. Sono circa 400 i cittadini che hanno aderito al progetto di Ravenna in Comune sottoscrivendo l’appello lanciato poche settimane fa. Persone che non rappresentano solo se stesse, ma pezzi importanti della società ravennate. Ora sarà quindi vera partecipazione. Si irrobustisce così la dimensione civica del progetto per dare a Ravenna un nuovo modello di governo. Ci unisce il convincimento che molti cittadini chiedono un forte cambiamento delle logiche che presiedono al modo familistico con cui si è governato Ravenna negli ultimi anni. Molti che sono stanchi del vecchio sistema di potere, di interessi e di alleanze imperniato sul Pd. Con questa Lista vogliamo dare corpo ad una alternativa per chi ha e vuole continuare ad avere un punto di vista di sinistra, non neo liberista, progressista e democratico. Tutte cose che in una città come Ravenna hanno radici profonde e solide.
“Ravenna in Comune” può essere la risposta alla domanda di cambiamento e di alternativa a Ravenna. C’ è voglia di cambiamento nella nostra città e questo malcontento possiamo incontrarlo noi.
Un esperimento di nuova rappresentanza
(sintesi di recenti interviste rilasciate da Raffaella Sutter)
Sociologa, per circa trent’anni dirigente dell’amministrazione comunale, si è occupata fra le altre cose, di sociale, giovani e immigrazione.
“Da due anni sono in pensione. Forse bisogna proprio cominciare dalle ragioni che mi hanno spinto ad andare in pensione approfittando dell’opzione donna a 58 anni. L’ho fatto perché dopo la fase della fedeltà, della protesta per cercare di cambiare le cose da dentro, per me era arrivato il momento dell’uscita dal sistema. Non riuscivo più a capire per chi stessimo lavorando, chi rappresentasse quella politica, non riuscivo più a sopportare l’incombere della macchina burocratica, le profonde demotivazioni di chi vi lavora, la mancanza di una strategia a lungo termine. Era venuto per me il momento di andarmene. Credo infatti che porsi il problema del rapporto tra politica e dirigenza comunale sia necessario. Non ho una soluzione a portata di mano, ma è evidente che c’è una questione aperta: in molte democrazie del nord, per esempio, i dirigenti sono tutti di nomina fiduciaria, ma sono in carica per la sola durata del mandato di chi li nomina.”
In realtà, lei aveva vinto un concorso, al contrario della maggior parte dei dirigenti oggi in carica.
Sì, per la verità ne vinsi due. Ma il rapporto di fiducia resta fondamentale, nel mio caso, per esempio, era venuto meno. Ho avuto la possibilità di andarmene e potermi dedicare alle attività che negli anni avevo comunque coltivato, ho deciso di fare un passo indietro. La mia storia culturale ha avuto la meglio sullo spirito di sopravvivenza. Da sempre mi ha interessato il rapporto tra governo e società civile e il tema della crisi della rappresentanza in generale. Se mi avesse chiesto di candidarmi un partito, non avrei accettato. Con la Lista Ravenna in Comune c’è un appello che le persone hanno sottoscritto anche in quanto singoli e questo mi pare interessante. Non c’è la delega a essere rappresentati. Con questa Lista credo si possa tentare di sperimentare una politica fatta di relazioni che supera il concetto astratto di rappresentanza per ripartire dalle reti tra pari, dalla capacità di ascoltare, di mediare, di tessere rapporti. Se c’è una differenza che possono fare le donne in politica credo stia proprio in questo. Le donne possono portare anche una certa concretezza e la capacità di partire da sé, dal proprio vissuto. Si deve perciò cambiare il modo di stare insieme e concepire il potere per far sì che sempre più donne si occupino del bene comune
Il metodo dentro Ravenna in Comune si basa sul confronto, su tavoli di lavoro che elaborano idee portando spesso a sintesi ragionamenti diversi: un pensiero politico elaborato da donne che credo dovrebbe diventare patrimonio anche degli uomini.
Servizi Sociali. Credo non sia possibile in base alle regole attuali superare l’ASP, Azienda pubblica presente sul nostro territorio che ha il compito, come prevede la legge regionale del 2003, di organizzare ed erogare servizi sociali, assistenziali e sanitari nell’area della maternità, famiglia adolescenza, età adulta ed anziana. Credo però sia possibile rendere l’ASP un ente gestore piuttosto che di governo. Forse in questi anni si è delegato troppo all’ASP, anche perché faceva comodo per allontanare dei problemi, per fare buon viso a cattivo gioco, perché è spinoso oggi occuparsi di sociale. Quindi si fanno gestire i problemi all’ASP, per allontanarli dai riflettori e dal dibattito pubblico e trasparente. È un gioco di scatole cinesi e di potere opaco, che si fa in diversi campi, come in Acer oppure in ambito portuale, per esempio.
Sicurezza. Sicuramente servono a Ravenna azioni antidegrado per rimettere in sesto la città e far sentire i cittadini più sicuri. E non servono sceriffi ma politiche serie, il modello del sindaco per un po’ ha funzionato, ma alla lunga non pare abbia prodotto risultati efficaci e duraturi. Ora ci sono zone di Ravenna degradate, case da cui cadono i pezzi, aree abbandonate a se stesse. Bisogna intervenire. Sulla sicurezza, è necessario ascoltare i cittadini, discutere con loro e coinvolgerli, perché i cittadini sono il primo presidio sul territorio, sono gli occhi che vedono per primi. Più la città è chiusa e si svuota, meno occhi vedono e vigilano. Perché la città sia più viva, servono interventi strutturali e azioni mirate.
Porto. Bisognerà scavare per forza se vogliamo essere competitivi. E si è già perso molto tempo. Naturalmente dobbiamo risolvere il problema del dove mettiamo ciò che viene scavato ed estratto, e i fanghi non possono andare a mettere in crisi il nostro modello ambientale, ecologico e turistico.
Piazza Kennedy. Sulla possibilità di scavare più a fondo la mia opinione è che deve essere valorizzato il patrimonio, ma far tornare a vivere la città. Penso che ora dobbiamo agire con equilibrio anche in relazione al valore e all’importanza dei ritrovamenti.
Lavoro. Puntiamo su un nuovo modello di sviluppo, su turismo, cultura, agricoltura nel forese, attività a basso impatto, green technology. E dobbiamo anche ripensare tutte le politiche degli appalti e dei contratti – per tutto ciò che fa capo al Comune – perché spesso sono contratti e appalti che favoriscono la precarietà, penso ad esempio a tutto il sistema delle cooperative sociali in cui il lavoro è pagato pochissimo.
Eletta sindaco, cosa dovremo aspettarci? Noi dobbiamo immaginare Ravenna tra dieci o vent’anni, ma anche avere in mente scenari molto concreti e pensare a come le scelte di oggi possono influenzare la città di domani. Di certo posso dire che ciò che più interessa fare e che credo di saper fare è lavorare con i giovani, fare coaching, farli crescere. Non credo basti mettere persone giovani nelle giunte, se poi non si formano.
Una risposta a chi dice che una pensionata di sessant’anni potrebbe lasciare spazio ai giovani?
È un tema che mi sono posta, ma devo dire che a farmi superare le remore è stata anche la reazione che ho visto delle tantissime persone, tra cui molti giovani, alle prime indiscrezioni di stampa sulla mia possibile candidatura. Una cosa che mi ha fatto piacere, ma soprattutto mi ha fatto capire di poter contare proprio sulle relazioni che ho costruito negli anni mediando, ascoltando, cercando di includere tutti. Da sempre mi interessa il tema delle persone meno rappresentate e più escluse e questo naturalmente mi ha portato verso posizioni della sinistra, ma non sono mai stata iscritta a un partito. Di Ravenna in Comune, oltre naturalmente a condividere i principi cardini, mi convince l’aspetto sperimentale della forma partecipata.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna