NELL’INTERESSE DEI CITTADINI, L’AZIENDA SANITARIA DELLA ROMAGNA
NON SIA SOLTANTO UNA FUSIONE DELLE QUATTRO PREESISTENTI AZIENDE
I socialisti chiedono modelli organizzativi innovativi e investimenti tecnologici e di informatizzazione
(dal 1° numero – genn. 2014 – del nostro giornalino: vedi)
Per mesi la Regione e le Istituzioni Locali, in particolare i Sindaci e le Conferenze Socio Sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini hanno lungamente dibattuto, anche pubblicamente e non sempre con forti comunioni di intenti, sulla costituzione della grande Azienda Sanitaria Unica della Romagna.
L’Ausl della Romagna, dal 1 gennaio 2014 è una realtà; alla fine del 2013 è stato nominato il Direttore Generale e oggi è venuto il momento di lasciare il terreno delle possibilità per dare sostanza ad una struttura che è di prioritario interesse per i cittadini.
Stiamo infatti parlando oltre che della salute delle collettività locali di un ingente quantitativo di risorse pubbliche le quali devono, con certezza, essere orientate nel migliore dei modi visto che derivano dalla tassazione che, a livelli ai quali siamo arrivati, inginocchia famiglie, lavoratori, pensionati e imprese.
In sostanza, se si ritiene, come lo ritiene il PSI di Ravenna che il modello universalistico sia il più garantista, in particolare nei confronti dei soggetti più deboli, nessuno oggi si può permettere che una struttura delle dimensioni dell’Ausl della Romagna chiami i cittadini, per inefficienze di sistema, ad un ulteriore salasso.
Con una unica Azienda si possono diminuire i costi di gestione e i costi indiretti a favore delle prestazioni ai cittadini, questa è una cosa che ci convince e proprio per questo pensiamo che questa nuova realtà si debba organizzare in termini innovativi, anzi pensiamo che un nuovo modello oggi possa essere di aiuto anche per il restante territorio regionale.
I socialisti di Ravenna valutano pertanto inopportuna ogni azione tesa alla semplice fusione delle precedenti 4 Aziende; ritengono, diversamente, che l’Azienda Sanitaria della Romagna debba essere strutturata con modelli organizzativi innovativi, con una forte propensione agli investimenti in termini di tecnologie e informatizzazione, in grado di rispondere ad esigenze del tutto peculiari quali:
– la notevole dimensione del territorio di riferimento, oltre 5000 chilometri quadrati e l’assenza di rilevante e specifica concentrazione di una popolazione di oltre 1.100.000 abitanti;
– la molteplicità delle Istituzioni Locali che compongono il territorio della Romagna:75 Comuni.
Con una popolazione di riferimento di oltre 1.100.000 di residenti, a cui si aggiungono le presenze turistiche, l’Ausl della Romagna deve sviluppare, senza se e senza ma, l’autosufficienza per le prestazioni di 2° e 3° livello oggi non disponibili sul territorio romagnolo, evitando duplicazioni per le esistenti a favore della migliore qualità rappresentata dal numero delle casistiche e dall’evidenza scientifica, mantenendo inalterate, a favore della prossimità della residenza dei cittadini, le risposte di base in tutti gli Ospedali con caratteristiche distrettuali, nel contempo, e non in fasi successive, sono da svilupparsi tutte le possibili risposte territoriali capillari attraverso la rete delle Case per la Salute.
Il PSI di Ravenna, certo che le sfide per un migliore stato sociale, in grado di garantire servizi a prescindere dallo status o dalle condizioni economiche dei cittadini che in questi ultimi anni hanno visto dilatarsi le differenze tra povertà e ricchezza si aspettano una Azienda Sanitaria orientata alle reali esigenze della maggioranza della popolazione, dell’invecchiamento della stessa, della presa in carico delle cronicità investendo le risorse proporzionalmente ai reali bisogni delle collettività locali e non quelli delle autoreferenzialità delle strutture.
Sapendo che oggi un ulteriore aumento della tassazione sarebbe improponibile e le risorse che il Paese dedica alla sanità sono costantemente minori o si interviene rivedendo modelli organizzativi e di gestione che ormai risalgono a oltre 25 anni o non si sarà più in grado di sostenere l’universalità del sistema sanitario pubblico che è una delle più grandi conquiste sociali che anche altri Paesi ci invidiano.
Se questo è il tema la nostra Regione colga al balzo una straordinaria opportunità ed investa sull’Ausl della Romagna sapendo che nuovi assetti, qualificazione della spesa, razionalizzazione dei centri decisionali e quanto può svilupparsi in Romagna, può domani realmente rappresentare un modello in grado di sostenere le sfide future.
L’approccio infatti limitato al semplice risparmio o di chi ritiene, come qualche autorevole dirigente regionale, oggi nel 2014 e nell’era dell’informatizzazione sia prioritario investire su sedi uniche dove collocare il personale amministrativo, scevro da ogni innovazione nei percorsi di presa in carico e di cura delle persone, sarà destinato a contrarre i servizi nei confronti di chi ne ha realmente bisogno, ad aumentare una spesa non sempre orientata alle esigenze dei cittadini e alla rivisitazione dell’universalità del nostro sistema sanitario.
Gli investimenti vanno fatti in tecnologie, nell’informatizzazione, per fare circolare dati e non persone, per garantire le prestazioni prioritarie legate alle comuni esigenze delle persone, come ad esempio una risonanza piuttosto che un esame radiologico, in prossimità della residenza con normali tempi di attesa e non per costruire sedi amministrative o ancor peggio pagare esorbitanti affitti a soggetti privati.
Per il PSI di Ravenna l’Ausl della Romagna è quindi ben più di una semplice operazione di fusione, deve essere un reale e tangibile segnale di qualificazione delle prestazioni sanitarie e della spesa pubblica.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna