REFERENDUM COSTITUZIONALE: SI O NO? E DOPO?
toccherà di nuovo ai socialisti e, con loro, a verdi, radicali ed europeisti,
disarmare le tifoserie e mettersi al servizio della salute della Repubblica
(Forlì 10 novembre 2016)

Avremmo preferito che un intervento così corposo sul testo della Costituzione, e quindi istituzionalmente così incisivo, fosse preceduto da una discussione sulla forma di Stato, parlamentare o presidenziale, in una sede propria: un’assemblea costituente eletta con metodo proporzionale.
Avremmo preferito che il referendum non fosse un plebiscito, come per altro nelle intenzioni – esplicite ed implicite – del Presidente del Consiglio, e quindi riguardasse domande separate sulle diverse parti della riforma, poiché, come afferma la Corte Costituzionale, i referendum devono avere un contenuto omogeneo per non trasformarsi in plebisciti.
Avremmo preferito che la nuova legge elettorale dell’italicum non fosse formalmente legata, come in effetti è, alla riforma costituzionale, oltre tutto trasformando surrettiziamente la forma statuale da parlamentare a presidenziale.
Avremmo preferito che non fosse votata da una minoranza politica, che è maggioranza parlamentare soltanto perché eletta con un premio di maggioranza giudicato incostituzionale.
Avremmo preferito … Questo abbiamo sentito il 10 novembre nel bel dibattito a Forlì tra il nostro Mauro del Bue e il Verde Marco Boato, favorevole il primo, come il Psi, al SI, favorevole il secondo al NO.
Dunque SI e NO, dopo il modesto risultato elettorale del Pd nel 2013 e con esso la liquidazione della coalizione di centro sinistra “Italia Bene Comune” (Pd, Psi, Sel) e, successivamente, la rottura del patto del Nazareno (Pd-Forza Italia) causata da una forzatura di Renzi in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, sono in qualche misura condizionati anche da valutazioni di natura politica.
Ed è proprio guardando avanti che Socialisti e Verdi ritrovano, al di là della diversa opinione sul referendum, le ragioni di un percorso comune per costruire un movimento rossoverde, laico ed europeo, capace di mettere in campo un soggetto politico di centro sinistra e di governo distinto dal Pd.
Non poteva che succedere a Forlì, dove già, grazie alla loro solida intesa elettorale, socialisti e verdi hanno eletto un consigliere comunale ed ottenuto un assessore alle ultime amministrative.
Del Bue e Boato hanno duellato da par loro, senza mai usare toni apocalittici e, in conclusione, si sono dati appuntamento per una nuova “Bertinoro”, dove fiorì – in Romagna – la Rosa nel Pugno e dove, di nuovo, dall’incontro tra socialisti, verdi, radicali e federalisti, potrebbe rifiorire – ampliato – quel disegno.
Sarebbe la prova che quelle tradizioni culturali, ideali e politiche sanno rinnovarsi per dare le risposte giuste ai tempi mutati.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna