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IN UN CLIMA DI IMMOBILISMO, RICONFERMATO SERGEI TANISCHEV PRESIDENTE DEL PSE
Il socialismo europeo non varca le Alpi e i Pirenei: evidentemente, per rappresentare il socialismo italiano, non basta il Pd!  

A conclusione del 10° Congresso del Partito Socialista Europeo del 12 e 13 giugno a Budapest, Riccardo Nencini ha così commentato l’esito dei lavori congressuali: ” Abbiamo sostenuto la candidatura a presidente dello spagnolo Erique Baron Crespo, indicato dal Psoe, per cambiare uno stato di immobilismo in cui ormai da troppo tempo versa il PSE,  ma non ce l’abbiamo fatta. IlPartito Socialista Italiano ha presentato un documento in cui si richiama la necessità di un nuovo patto fondativo che rilanci le ragioni di una storia plurisecolare nel secolo nascente e faccia dell’Unione Europea un soggetto competitivo nel mondo, con un suo ruolo distinto nei processi di globalizzazione, offrendo al mondo un modello europeo diverso da quello americano e da quello cinese. Oggi la democrazia è fragile di fronte al mercato e alla finanza globali e i partiti non riescono più a rappresentare la società civile, la società di mezzo è in crisi. Serve un’imponente spinta riformatrice, né più né meno di quanto avvenne all’indomani del secondo conflitto mondiale, che sappia mettere la visione politica sopra all’ortodossia economica. Di questa spinta il Partito del Socialismo Europeo deve avere la leadership e  dare l’esempio soprattutto riguardo al superamento degli egoismi nazionali. Il centro della nostra visione di socialisti europei è il welfare state e al tempo stesso, l’autonomia delle persone, la loro libertà di scegliere, di perseguire nuove opportunità,  una vita dignitosa e migliore. Alcuni punti del documento sono stati accolti, ma i sentimenti non sempre collimano. E’ emersa una preoccupante assenza di un disegno politico che consenta alla famiglia dei socialisti europei di uscire da una grave afasia, diretta conseguenza della mancata  elezione  di Martin Schulz alla guida del governo europeo e al conseguente compromesso al ribasso siglato con il Ppe. I vertici del Pse si sono preoccupati unicamente di rintuzzare la candidatura alla presidenza del Partito di Baron Crespo, invece fortemente sostenuta dal Partito Socialista Italiano in quanto espressione del crescente disagio dei socialisti dei Paesi mediterranei e della necessità di un vero cambio di marcia. E’ stata  adottata invece una inerme posizione rispetto alle gravi emergenze che assediano il Vecchio Continente, a cominciare dall’emergenza migranti, tema appena sfiorato, segno dell’ormai inaccettabile appiattimento di un’oligarchia nord e centro europea che gestisce il PSE, troppo sensibile agli egoismi dei Paesi che rappresentano, mentre urgono politiche efficaci sulla redistribuzione della ricchezza  e sui migranti, non dimenticando che migrazioni ed emigrazione non sono equivalenti!  Ed è per questo che il Partito Socialista Italiano insiste:
“specularmente all’UE anche il  Pse deve cambiare, prima che sia troppo tardi. Se la sinistra confida nella nostalgia di un glorioso passato si preclude la capacità di specchiarsi nel futuro, e se accetta il nuovo conformismo dell’economia finanziarizzata e della riduzione della spesa pubblica a prezzo di ogni costo sociale, perde la sua bussola. Se in futuro si vorrà avere un ruolo di leadership in Europa sarà necessario cambiare molto, molte parole, idee e atteggiamenti.  I temi da  affrontare  con vigore sono quello del lavoro “United for Jobs”, al quale si aggiungono la pace, la democrazia, l’immigrazione e i diritti universali, da sempre capisaldi del socialismo  europeo.

Il congresso ha rieletto il bulgaro Serghei Stanishev confermando così l’immobilismo in cui intende rimanere il PSE, riconfermati altresì il segretario generale, il tedesco Post e i vice presidenti,  francese, slovacca, britannica a cui si è aggiunta la svedese Jamtin. Nell’ambito del congresso Pes Women è stata riconfermata la presidente ungherese  uscente.