il sassolino nella scarpa
PERCHÉ UNA PARTE DI VIALE SPADOLINI INTITOLATA A GIOVANNI MISEROCCHI?
Espressione diretta del movimento cooperativo, il Sindaco Miserocchi regolò, senza opporsi, un contenzioso di CMC contro il Comune che costò alle casse comunali – cioè a tutti noi – un miliardo e mezzo di lire
I fatti: il primo. Quando negli anni ’80 l’inflazione viaggiava attorno al 20% e lo Stato versava ai Comuni le risorse finanziarie dovute con ritardi anche di un anno, la giunta Angelini – a sua volta – evitava alle casse comunali i gravosi oneri finanziari che sarebbero derivati dal “tempestivo” pagamento dei lavori dati in appalto. La copertura di quegli investimenti, infatti, pur essendo corrispondente alle norme di contabilità pubblica, visto il ritardo con il quale però sarebbe diventata effettiva, era soltanto formale. Pagare subito avrebbe significato andare in rosso e comportato un esborso per interessi anche del 22%. D’altra parte, rinviare quei lavori avrebbe significato sopportare un analogo aumento dei prezzi. C’era perciò, soprattutto con le imprese locali – cooperative in primis – un modus operandi che consentiva, di fatto, di rinviare i pagamenti all’effettiva disponibilità delle risorse finanziarie. Ciò che ha fatto sicuramente risparmiare alle casse comunali miliardi di lire. Ma la CMC, in grave crisi alla fine di quel periodo, interruppe quella modalità e fece causa al Comune per pretendere 3 miliardi di lire di interessi per ritardati pagamenti. Eppure era proprio grazie ad tale modalità che CMC, come altri, aveva potuto continuare a lavorare per il Comune di Ravenna. Non avesse accettato di lavorare a quelle condizioni, i lavori o non si sarebbero potuti fare, oppure, se CMC fosse ricorsa a vie legali per gli interessi relativi ai ritardati pagamenti, come tutti i soggetti in contenzioso con il Comune, sarebbe stata esclusa dai bandi di gara. In altri termini, nell’un caso o nell’altro, non avrebbe più lavorato con l’ente locale per diversi anni, perdendo i relativi introiti.
Il secondo. Ma CMC mai aveva formalmente interrotto i termini per ottenere quegli interessi man mano che maturavano, con ciò facendoli consapevolmente cadere in prescrizione. Intempestiva quindi quella causa intentata al Comune, e CMC l’avrebbe sicuramente persa.
Il terzo. Il sindaco Miserocchi, invece di resistere in giudizio, giunse a transazione con CMC, riconoscendole la metà di quanto richiesto, ma non dovuto, cioè un miliardo e mezzo di lire.
Il quarto. Sulla vicenda è intervenuta la Corte dei Conti e Miserocchi, richiesto di collaborare per fornire la documentazione necessaria all’indagine, ha “documentato” che i colpevoli erano i suoi predecessori. Proprio quelli che avevano invece fatto risparmiare al Comune miliardi di lire e non chi, invece, avevano deliberato di spendere, riconoscendolo a CMC, quel miliardo e mezzo di lire del Comune e quindi di tutti noi.
Com’è finita? Alcuni di loro sono stati condannati a ristorare – in via equitativa – le casse comunali per 300 milioni di lire.
Francamente (credo che dopo tanti anni si possa dire) una sentenza bislacca. A partire dal fatto che se si fosse potuto adire, in diritto, alla Cassazione, probabilmente quei fatti – in tutto o in parte – sarebbero risultati prescritti per intervenuta decadenza dei termini, dopo i quali non si può essere condannati. Non così se fossero stati indagati Misercocchi e la sua Giunta, cioè gli immediati attori dell’accordo transattivo con CMC. Ma quel che più conta è la misura “equitativa” della condanna: 300 milioni di lire e non nella quantità dell’emergente danno erariale di un miliardo e mezzo. Equitativa perché non risultarono, a carico dei condannati, nè dolo, ne colpa grave, né illecito arricchimento (quindi nessun reato penalmente rilevante) ma, più semplicemente, il mancato rispetto formale di norme secondo le quali non si sarebbero dovuti ritardare i pagamenti. Bella scoperta! Ma se non si fosse agito così, o addio lavori o maggiori insopportabili costi degli stessi.
Insomma e in parole povere, “i colpevoli” non hanno agito per delinquere e non hanno tratto dalla loro condotta alcun vantaggio personale, né diretto, né indiretto; e sotto sotto – con la riduzione “equitativa” ad un quinto della cifra transatta con CMC – è come se si riconoscesse che – tutto sommato – dal loro comportamento, il Comune non solo non è stato danneggiato, ma che con tutta probabilità ne ha tratto un beneficio finanziario ben maggiore.
Temiamo che non si possa dire altrettanto per Miserocchi.
Oggi. Dunque, sarebbe stato meglio non intestatargli alcuna strada. In prosecuzione di Viale Spadolini, men che meno!
E intanto continuiamo a chiederci per quali oscuri motivi ci si continui a dimenticare del compianto ottimo sindaco Mauro Dragoni.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna