giornalino3.2015

La prima pagina del nostro giornalino di marzo 2015 (qui lo leggi tutto) dedicato all’8 marzo
In questo numero, inoltre: fosse Ardeatine; immigrazione; Piano casa, Nencini a Bologna il 16 marzo; tanto tuonò
che piovve; sostieni il Psi, destinagli il 2×1000; la tessera 2015

_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

8 MARZO
PER LA RIPRESA ECONOMICA E SOCIALE LE DONNE DEVONO ESSERE PROTAGONISTE

L’effetto dei tagli introdotti dalla maggioranza dei Paesi membri dell’Ue è stato devastante e a pagarne le conseguenze sono state soprattutto le donne. E mentre in molti considerano le misure di austerità come un’indispensabile insieme di strumenti economici, noi riteniamo siano piuttosto il frutto di una strategia dei conservatori volta a far tornare le donne nella sfera privata. In occasione della Giornata Internazionale delle Donne dobbiamo ribadire che combattere per la parità significa spezzare le diseguaglianze strutturali, cominciando dalla politiche di austerità. Mentre in un primo momento la crisi ha colpito soprattutto gli uomini, i tagli nel settore pubblico hanno aumentato la disoccupazione femminile. Gli investimenti tendono ad essere concentrati su infrastrutture pesanti, che creano soprattutto posti di lavoro per gli uomini, senza preoccuparsi minimamente della segregazione occupazionale di genere, gli investimenti in servizi per l’infanzia sono a rischio e parte di quelli destinati agli anziani in fase di smantellamento. A causa di stereotipi di genere ancora presenti, queste tendenze impediscono a molte donne di tornare al lavoro e le spingono a svolgere ulteriore lavoro di cura domestico non retribuito. Se analizziamo il trade-off tra attività economiche, di cura ed altre attività sociali, l’Europa ha raggiunto solo il 36,8% di un punteggio dove 100% indica la piena parità. L’impatto della crisi economica sulla condizione di uomini e donne e sulle politiche di genere, ha aumentato il numero di casi di discriminazione nell’ambito del lavoro e, a causa dello smantellamento delle infrastrutture per uguaglianza di genere, le donne a fatica riescono a rivendicare i loro diritti. Diverse le strategie messe in campo dall’ Unione Europea in questi anni, tramite la Carta delle donne, una sorta di programma di lavoro che individua le azioni previste per affrontare le priorità atte a contribuire al miglioramento della loro posizione nel mercato del lavoro, nella società e nelle posizioni decisionali, ma spiace constatare che i risultati non sono assolutamente soddisfacenti, perché gli impegni presi nel Parlamento europeo non si sono poi tradotti nei fatti. Noi donne socialiste auspichiamo che la legge sull’uguaglianza tra uomini e donne introdotta dal governo socialista francese diventi un esempio per gli altri Paesi europei e nel frattempo continueremo a ribadire che una società si definisce equa solo quando dà le stesse opportunità a tutti i suoi cittadini. (Pia Locatelli)
Giornata europea per la parità retributiva
Il 28 febbraio si è celebrata in tutta l’Unione europea la Giornata europea per la parità retributiva. Un’occasione per ricordare le disparità di condizioni retributive che ancora oggi le donne subiscono nel mercato del lavoro. Negli ultimi anni il divario si è ridotto solo in misura marginale. La constatazione più amara è che il lievissimo livellamento cui assistiamo è in buona parte attribuibile a una diminuzione delle retribuzioni maschili, come conseguenza della crisi economica, più che ad un aumento di quelle femminili. La parità retributiva per uno stesso incarico lavorativo è un principio sancito dai trattati dell’Unione ed è giunto il momento, dopo anni di inazione, di farla diventare una realtà per le donne in Europa. I dati purtroppo confermano che c’è ancora molto da fare: la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne sull’intera economia è del 16,4%, nessun cambiamento rispetto all’anno precedente. Attualmente sono ben 59 i giorni che una donna dovrebbe lavorare mediamente in più per guadagnare quanto un uomo. Il nostro Paese si colloca in una discreta posizione rispetto agli altri, anche se il divario è leggermente aumentato negli ultimi anni, in Italia è tra i più bassi dell’Ue, mentre il più elevato si registra in Austria, Estonia, Germania, la Germania motore economico dell’Europa!. L’Unioneeuropea ribadisce costantemente la necessità di assicurare l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, a partire dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del luglio 2006, ma fino ad ora tale sollecitazione è stata disattesa. E non va meglio negli Stati Uniti, lo ha denunciato al mondo Patricia Arquette, vincitrice dell’Oscar 2015 come miglior attrice non protagonista, che ha dedicato la sua vittoria alle donne e a difesa della parità di genere: A tutte le donne che hanno partorito, a tutte le cittadine di questa Nazione. Abbiamo combattuto per i diritti di tutti gli altri, è ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte, e la parità di diritti per tutte le donne negli Stati Uniti. Perché ancora oggi, anche nel mondo del lavoro, tale disparità esiste. È l’ora delle donne. Uguali significa essere uguali!”.