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DAL NOSTRO GIORNALINO N. 11 BIS – NOVEMBRE 2014 (leggi tutti gli articoli)
LA NUOVA AUSL: DOVE SONO I RISPARMI?
un articolo di Paolo Palmarini*
Risparmiare 33 mila euro non può essere un risultato soddisfacente per la neonata Ausl unica di Romagna.
Nell’ambito della spesa pubblica molte sono le spese che non hanno niente a che vedere con i bisogni dei cittadini se è vero, come i dati ci consegnano in modo inequivocabile, che il numero dei dipendenti cala mentre la spesa cresce.
A livello locale le strade da percorre per tagliare gli sprechi sono la riduzione dei costi per le figure dirigenziali, la cancellazione del canone di affitto per la struttura di Pievesistina e di altre strutture a fronte della disponibilità di molti edifici in proprietà dell’Ausl.
La Romagna ha necessità di investire su tecnologie importanti, a cominciare da quelle informatiche. Gli investimenti in tecnologia dovrebbero essere del resto tra gli aspetti qualificanti dell’unificazione delle Ausl romagnole che avrà una grande opportunità se si avvarrà di un modello territoriale non gerarchico sulle tre province, ma basato su un concetto di rete che non sia la somma di quattro modelli organizzativi, ovvero Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini e se avrà totale autonomia da Bologna nelle prestazioni di eccellenza.
L’unificazione delle quattro aziende, infatti ha determinato problemi che devono ancora essere risolti: attualmente convivono diversi sistemi che faticano a colloquiare tra loro. Più volte la direzione generale ha ribadito che il nuovo assetto dell’azienda sanitaria permetterà alla Romagna di offrire prestazioni di terzo livello, ovvero quelle prestazioni che presuppongono competenze e strumenti particolarmente avanzati e che oggi costringono i cittadini romagnoli a servirsi delle strutture bolognesi o ferraresi.
Ma per ora, in attesa dell’ approvazione del nuovo atto aziendale, non è dato sapere quali di queste prestazioni arriveranno sul territorio romagnolo in tempi ragionevoli.
Abbiamo evidenziato tante volte scelte non condivisibili specie per i contratti di collaborazione a dirigenti in pensione, ma è utile ricordare che negli ultimi cinque anni a Ravenna non ci sono state assunzioni di dipendenti amministrativi e che da cinque anni non vengono rinnovati i contratti nazionali di lavoro. Grande è la necessità di una maggiore attenzione alle politiche relative alle risorse umane.
Tali politiche assumono ancora più rilevanza nel contesto delle dimensioni dell’Ausl della Romagna nata dalla fusione delle precedenti quattro Aziende. Dai dati aggiornati al 31 ottobre 2013 si evince che tra i dipendenti della Ausl Romagna ci sono circa 1000 dipendenti assunti a tempo determinato ai quali si aggiungono circa 255 contratti di lavoro atipici.
Ravenna è l’ambito con meno contratti a termine e anche con una dotazione organica più bassa in relazione alla popolazione residente, mentre Rimini ha il record di assunzioni a termine. I contratti a tempo determinato dovrebbero essere utilizzati per sostituire temporaneamente assenti per malattia, maternità o ferie e non per coprire posti vacanti.
In questi giorni è emersa l’intenzione da parte della Regione di consentire alle aziende sanitarie di procedere, complessivamente, all’assunzione di un migliaio di lavoratori medici, infermieri e tecnici. Le prime assunzioni dovrebbero arrivare entro questo mese. Ma va considerato che la copertura dei posti dipenderà da quelli effettivamente vacanti. Infatti non è chiaro quanti di essi siano usati per sostituire assenze e quanti, invece, coprano posti vacanti.
In un Paese dove si invoca l’innovazione, il ricambio generazionale e l’attenzione alla disoccupazione giovanile, molte cose dovranno cambiare, a partire dalla soppressione degli sprechi che gonfiano il debito pubblico al quale notoriamente si fa fronte con l’aumento della pressione fiscale nazionale, regionale e locale non permettendo alcun investimento per il futuro delle nuove generazioni.
*Paolo Palmarini – segretario provinciale UIL-Fpl Ravenna
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna