giornalino n.8-agosto 2014

prima pagina GIORNALINO n. 8 AGOSTO 2014 (qui per leggere)

A TRE ANNI DALL’ECCIDIO DI UTOYA, RICORDATO IN SENATO IL TRAGICO EVENTO
stralcio dell’ intervento del sen. socialista Enrico Buemi
Sessantanove giovani, ignoti ai più, sono martiri della libertà e del socialismo. A Utoya, in Norvegia, da sempre si riuniscono per il campeggio estivo i giovani socialisti di tutta Europa, senza distinzioni di sesso, razza, religione, è l’occasione per parlare di politica, per conoscere coetanei da mondi diversi. … (segue in leggi tutto)

Dopo le dimissioni del Presidente Errani
ANTICIPATO A NOVEMBRE IL VOTO REGIONALE IN EMILIA ROMAGNA

Assolto in primo grado, Vasco Errani si è dimesso dopo essere stato condannato in appello a un anno con la condizionale per il reato di falso ideologico, relativo al finanziamento di un milione di euro della Regione alla cooperativa Terremerse, all’epoca presieduta dal fratello, per la costruzione di una cantina a Imola, …

segue ECCIDIO DI UTOYA
Il norvegese Andres Behring Breivik, nazionalista e xenofobo, vuole cacciare tutti gli immigrati dall’Europa perché odia il multiculturalismo e odia il pensiero di chi vuole costruire ponti tra i popoli e Utoya ne rappresenta il simbolo, perciò il bersaglio perfetto. Si allena da anni al poligono, programma in ogni dettaglio la strage che dovrà far cambiare rotta e illuminare la strada per i nazionalisti che vorranno salvare l’identità dei singoli Paesi europei. E’ il 22 luglio 2011, poco dopo le 17,00 nell’ isoletta di Utoya, si consuma una mattanza senza precedenti nell’Europa occidentale, che dura più di un’ora. Breivik uccide senza pietà uno a uno 69 adolescenti, spesso minorenni, finendo i feriti con un colpo alla testa.
Fu una strage politica a tutto tondo. Ebbene, cosa ricordano gli italiani e gli europei di quella strage? E’ stata raccontata all’opinione pubblica? No, solo un assordante silenzio! I media prima percorsero la falsa pista islamica, poi si preferì parlare di un pazzo che uccideva campeggiatori senza alcun colore politico e anche i principali partiti italiani si girarono dall’altra parte. Il Partito Socialista non si e’ voltato dall’altra parte e nel commemorare la tragica strage il sen. Buemi ha affermato che c’è un filo che lega Utoya ai disperati che muoiono nel Mediterraneo per scappare dalla miseria e dalle guerre. E’ un filo che arriva anche a Gaza, dove la voce di chi vuole il dialogo è sempre più fievole. Un filo che giunge anche al cuore di Papa Francesco, che ha voluto recarsi a Lampedusa nel suo primo viaggio da Pontefice. E’ il filo per il quale sono stati uccisi Matteotti, Rabin e migliaia di socialisti e laburisti che hanno sempre sperato in un mondo più giusto e pacifico.

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non compiutamente realizzata però entro il termine indicato dal bando; decaduto invece il reato di favoreggiamento proprio perché rivolto nei confronti del fratello.
Non si sa se, per scegliere chi candidare Presidente, ci saranno le primarie. Si sa invece che nella seconda o terza domenica di novembre si voterà con una nuova legge elettorale che non prevede più il “listino dei nominati”, sostituito da un premio di maggioranza, e introduce la soglia di sbarramento del 3% per le liste non facenti parte di alcuna coalizione. Questo significa che, per conquistare almeno uno dei 40 seggi assegnati col metodo proporzionale, occorrerà per le liste di una coalizione ottenere poco meno del 2% dei voti. Data l’urgenza imposta dalla nuova situazione, già il 24 luglio la Segreteria regionale del nostro Partito ha assunto un primo orientamento, prendendo in esame l’ipotesi principale di presentare, nella coalizione di centro sinistra, una nostra lista che, sotto il segno di RIFORMISTI & TERRITORIO, unisca la sinistra ambientalista, laica, liberale, socialista e del federalismo europeo con i movimenti civici, alcuni dei quali ormai rappresentano, in molte realtà locali, le forme più dinamiche e innovative di partecipazione democratica. Non sarà facile raggiungere l’obiettivo, ma dobbiamo essere consapevoli che, se andasse a buon fine, potrebbe indicarci la via per tutte le prossime elezioni amministrative, come parrebbe dimostrare il recente successo di una analoga esperienza alle comunali di Forlì. Non sarà facile raccogliere in tutti i collegi provinciali le firme necessarie alla presentazione della lista. Non sarà facile superare tutte le gelosie di vecchie e nuove storie fra partiti e movimenti e soprattutto Non sarà facile raccogliere almeno 40.000 voti per quelle culture sempre minoritarie in un paese e una regione a pluridecennale trazione democristiana l’uno e comunista l’altra. Eppure, come socialisti, abbiamo il dovere di provarci, per rimetterci in sintonia con un nostro elettorato potenziale che ormai non è più quello di un tempo, per ritrovare il gusto di esserci e di essere ancora utili e per non disperdere definitivamente un innato comune sentire che è pienamente soltanto nostro: la laicità, i diritti civili e sociali, le libertà individuali e collettive, lo Stato di diritto nelle sue forme di democrazia liberale e della rappresentanza, un riformismo tranquillo, ma rivoluzionario nella sostanza. Serviranno pazienza e determinazione al tempo stesso, consapevoli che molto dipenderà a volte quasi soltanto da noi, a partire dalla raccolta delle firme, per la quale ognuno è chiamato fin d’ora al massimo indispensabile impegno.