ERchecipiace

L’Emilia Romagna che ci piace, ecologista laica socialista e CIVICA, c’é

IL SEME DELLA CULTURA
DEL CAMBIAMENTO, PER AMBIENTE DIRITTI LAVORO, E’ STATO
GETTATO

La Lista Emilia Romagna CIVICA, un piccolo esercito disarmato allestito in poche settimane, non conquista un seggio in consiglio regionale per appena un migliaio di voti su 1.200.000 (qui il voto in regione)

Un ottimo risultato per la neo nata Lista Emilia Romagna CIVICA, alla quale é davvero mancata una manciata di voti, poco più di 100 in ognuna delle nove circoscrizioni provinciali, per raggiungere l’obiettivo di portare nell’assemblea regionale un consigliere civico rossoverde. Ma nulla ci autorizzava a pensare che sarebbe stato possibile, se non la convinzione della bontà del progetto. Non il tempo per farci conoscere, non i mezzi per condurre una campagna elettorale sufficiente. Solo col senno di poi si vedono alcune piccole pecche che forse avrebbero potuto essere evitate o corrette. Resta il fatto che il risultato ci dice che siamo sulla buona strada. Ora dobbiamo irrobustirlo, dandogli continuità politica e organizzativa. Certo, una presenza in consiglio regionale avrebbe potuto rendere tutto più facile. Ma non vogliamo credere che qualcuno pensi che sarebbe meglio ognuno tornare a rinserrarsi nella propria casa madre con qualche maggiore prospettiva futura.
C’è invece una sfida da raccogliere, nella sinistra e nel centro sinistra, sui temi dell’ambiente, della cultura, dei diritti e del lavoro che, così coniugati assieme, anche grazie alle donne e agli uomini che li rappresentano, possono essere solo nostri più che di altri.
Per una volta non fermiamoci di fronte a una parziale delusione e diamo continuità all’azione intrapresa, le soddisfazioni arriveranno. Con Emilia Romagna CIVICA donne e uomini con percorsi politici e di vita diversi si sono incontrati, si sono riconosciuti in un progetto comune, consapevoli che, anche alleati col “diavolo”, si possono compiere buone opere.
Sarebbe colpevole abbandonare l’idea che può esserci una sinistra diversa, che non sia soltanto testimonianza. Sempre che non crediamo che ciò sia possibile continuando ognuno ad essere geloso custode del proprio particulare o, peggio, illudendosi di trovare altrove udienza ai nostri ideali.
Che la nostra democrazia sia sofferente dovrebbe ormai essere chiaro, così come che solo in superficie questa sofferenza risiede, da una parte, nel rifiuto delle diversità e nella xenofobia e, dall’altra, nella accettazione acritica dello status quo.
In realtà, nuove frontiere dello sviluppo richiedono una maggior cura dell’ambiente e dell’innovazione, uno Stato che funzioni con più efficienza e meno sprechi, forme più evolute di democrazia e non occlusione dei canali di partecipazione e delle forme di rappresentanza; e parimenti di riconoscere che diritti civili e sociali non sono che due facce della stessa medaglia.
Per quanto riguarda il socialismo democratico non si tratta che di rileggere con gli occhi del terzo millennio il riformismo dei municipi, delle cooperative, dell’emancipazione del lavoro, della parità di genere.
Perché non dovrebbe essere così anche per i nostri nuovi compagni di strada, ognuno con la propria cultura e le proprie tradizioni?
Non pensiamo forse tutti noi che senza cultura e conoscenza, non meno che senza diritti e lavoro, non ci sono né libertà, né democrazia? E che la democrazia si fonda sul pieno esercizio delle libertà individuali e collettive e sull’etica della responsabilità? E che, infine,un diverso modello di sviluppo, ecocompatibile, non solo è possibile, ma necessario?
Ci sono dunque buone ragioni perché la bicicletta dei civici rosso verdi
 si radichi nei territori in vista di altri appuntamenti.