
BOLOGNA 2 OTTOBRE 2016
CONGRESSO REGIONALE DEL PARTITO SOCIALISTA DELL’EMILIA ROMAGNA
il testo integrale dell’intervento di Corelli, incentrato sul progetto politico di una sinistra laica rossoverde,
sui temi che la qualificano, sulla comunicazione e sulla riorganizzazione del partito, per le quali ha chiesto
una specifica sessione congressuale straordinaria: la preparerà un gruppo di studio tecnico-politico
Congressi territoriali e Regionale, ancora una volta celebrati dopo il Congresso Nazionale, pacifica riconferma del segretario e “De minimis”, nella loro apparente immobile continuità sembrerebbero, a tutta prima, registrare fedelmente uno stato del Partito in effetti sempre più ripiegato su se stesso, ma noi tutti, qui, vogliamo e abbiamo il dovere di non rassegnarci e agire per non certificarne la dissoluzione.
Facciamone dunque un congresso regionale di rinascita, utile a rinserrare le fila dei socialisti e a rilanciarne la presenza.
Per farlo, io conosco solo un modo: far sì che nelle sue vene ritorni a scorrere il confronto vero delle idee e delle opinioni, un confronto vero del quale porre le basi con metodi e forme organizzative meglio corrispondenti alle sue effettive potenzialità, che non risiedono certamente più nel suo insediamento puntiforme, divenuto per altro ormai asfittico, confinato com’è – in genere – in piccole Federazioni territoriali.
Facciamolo finché siamo ancora in tempo, visto che siamo tutt’ora l’unico, tra i piccoli Partiti, ad avere un “invidiabile” insediamento territoriale, fatto di sedi ed iscritti.
A questo proposito, vi rivolgo la formale richiesta di deliberare l’indizione di una sessione straordinaria del Congresso da dedicare alla riforma statutaria ed organizzativa, da tenersi entro pochi mesi, con una platea di delegati in numero più ridotto, idonea a discutere in forma seminariale e deliberare su quegli argomenti, che in definitiva riguardano sì lo Statuto ed il modello organizzativo, ma anche la comunicazione e le modalità per rendere pieno e fruttuoso il confronto interno, oltre che il reperimento delle risorse umane e finanziarie necessarie.
La comunicazione, dicevo. Non c’è dubbio che su questa siamo assolutamente inadeguati ed inefficaci, sia per i temi che trattiamo, sia per le modalità con le quali li comunichiamo.
I temi di un piccolo Partito non possono solamente e semplicemente essere gli stessi di tutti gli altri, se non altro perché la voce di un nano in mezzo ai giganti non riesce a sovrastarne il frastuono, né a superare una conventio ad escludendum, che nel nostro caso si traduce addirittura in damnatio memoriae.
Per sopravvivere e sperare di rifiorire, abbiamo dunque bisogno di temi nostri e non soltanto di temi troppo comuni ad altri anche se elaborati con maggiore “raffinatezza”: noi una sorta di boutique delle idee e gli altri un supermercato, come ama dire il nostro segretario regionale; ciò che è necessario, ma non sufficiente, o per meglio dire, assolutamente necessario per non trascurare importanti temi in agenda, ma non sufficiente, appunto.
Dobbiamo perciò “accaparrarci” soprattutto i temi utili a qualificarci in modo pressoché esclusivo, con lo sguardo lungo di chi vuole ampliare un bacino di consensi che non si limiti al Partito Socialista, ma veda all’orizzonte la costruzione di un soggetto politico laico rossoverde.
Mi chiedo se non potremmo anticipare, per parte nostra, in Emilia Romagna, una tale costruzione, con la quale agire fin d’ora, invece di ricorrere volta per volta, ad ogni tornata elettorale, ad espedienti dell’ultimo momento, non sempre azzeccati come con la Rosa nel Pugno ed Emilia Romagna Civica, guarda caso una coi Radicali, l’altra coi Verdi.
Non si dica che Radicali e Verdi potrebbero non essere subito pronti. Siamo o non siamo noi i più strutturati? Chi ci impedisce, come il PD ha fatto, definendosi socialista senza di noi, di fare noi altrettanto con il pensiero radicale e quello ambientalista?
Vogliamo provare a comunicare su alcuni temi pressoché esclusivi?
ve ne propongo alcuni:
1. accompagnare il disagio dell’invecchiamento della popolazione con politiche assistenziali, sanitarie e pensionistiche adeguate;
2. riempire di contenuti “rivoluzionari” uno slogan che riassumerei così: “meno carcere, meno pene, più giustizia” per un’Italia che torni ad essere, nel novero delle nazioni civili, culla del diritto … francamente, lo dico sottovoce, l’esatto contrario della nuova legge sull’omicidio stradale;
3. essere fino in fondo gli alfieri della laicità e delle libertà, come in effetti siamo, sui diritti civili, compresi quelli che abbiamo definito di terza generazione, sulla scuola pubblica, sulla legalizzazione delle droghe leggere;
4. occuparci dei rivolgimenti ambientali climatici, sui quali in Europa c’è maggiore sensibilità che altrove, ma che potrebbero essere davvero drammaticamente epocali entro pochi decenni, soprattutto sulla nostra costa.
Temi da comunicare e modalità con le quali comunicarli, si diceva.
Utili ed indispensabili sono gli strumenti istituzionali, sito nazionale e siti locali, Avanti! e giornali locali on line.
Per questo occorrerà costruire attorno ai primi (Avanti! e sito nazionale) una piattaforma per quelli locali, dove mancano, magari ad area vasta.
Ma soprattutto servirà individuare chi con competenza e a titolo gratuito si occupi in modo continuativo ed aggressivo dei canali mediatici più moderni e di alcune forme di comunicazione brillanti ed accattivanti per segmenti di utenti.
Modello organizzativo, temi, comunicazione e progetto politico, richiedono un po’ di risorse che però non abbiamo più.
Qui è il vostro tesoriere che parla. Si faccia sotto chi ha competenze nell’uso dei media per la raccolta fondi, raccolta che forse, su programmi precisi, potrebbe incontrare una maggiore disponibilità a contribuire di compagni e non solo.
Dicevo all’inizio della necessità di ripristinare un confronto vero e voglio concludere proprio su questo con tre cenni.
Il primo al Partito del Socialismo Europeo, che è stato il principale artefice, nella contesa con i Partiti Popolari e Liberali, di una Europa di pace, solidarietà sociale e qualità di vita fintanto che la crescita economica favoriva la redistribuzione della ricchezza; ora, nella crisi, esso è diviso e afono, ma quel che è peggio, assuefatto dalla gestione del potere così com’era e non è più, ha smarrito la propria missione originaria di eliminare le storture del capitalismo, che ora non solo non contrasta seriamente neppure nella sua versione più becera del prevalere della finanza sulla politica, ma addirittura ne ha assimilato i dettami.
Il secondo all’Italia del centrosinistra, che sembra non tenere in alcun conto la differenza sostanziale, come fosse una finzione democratica, tra maggioranza reale e maggioranza parlamentare, purtroppo spingendo anche noi in questo tremendo equivoco, che rischia di farci perdere la nostra natura e, temo, di mettere in pericolo le sorti del Partito; credo perciò che dovremmo riprenderci – seppure con senso di responsabilità verso le istituzioni – un po’ più di libertà d’azione; in democrazia, infatti, i vizi e le virtù dipendono principalmente dalla politica ed è su essa che bisogna agire, per riformare, prima ancora che sulle leggi.
Terzo ed ultimo a sicurezza, immigrazione ed Islam.
So bene che non è corretto mescolare i tre argomenti, ma so pure che la maggioranza dei cittadini li considera strettamente connessi.
Alcune cose, però, dovremo pur dirle chiaramente.
La microcriminalità e, con essa, l’immigrazione, che generano reazioni xenofobe e richiesta di maggiore sicurezza, disturbano più della grande criminalità che pure è così diffusa, invasiva e davvero dannosa al Paese e, diciamolo, spesso essa stessa illecita profittatrice proprio di quei fenomeni. Se dal punto di vista sociale non pesa poco la crescente povertà, concretamente gli effetti, senza dubbio degenerativi, di entrambi i fenomeni dipendono proprio da una gestione inadeguata; si pensi soltanto, a fronte di un encomiabile azione umanitaria tesa a salvare vite umane in mare, con quanta approssimazione, negligenza ed inettitudine si affrontino la formazione linguistica e civica, la sussistenza e la vigilanza verso i nuovi arrivati, eppure per loro si spreca tanto denaro.
In ogni caso, da socialisti, laici e libertari, non possiamo accettare costumi che confliggono con le nostre regole di vita e che spesso si manifestano nelle forme più esasperate, che ai nostri occhi sono un’offesa alla dignità della persona e una violazione dei più elementari diritti/doveri del cittadino.
Poco importa, ad esempio, che chi indossa il burka o paramenti similari – espressioni esteriori di ben altre limitazioni – dichiari e ritenga di farlo per libera scelta. Veniamo da lontano e sappiamo bene di quante “libere scelte” fossero, anche da noi, un tempo, lastricate le vie dell’emancipazione e della libertà, per altro sempre incompiute, come dimostra drammaticamente il grave fenomeno del femminicidio; che dire poi dei persistenti ostacoli che tuttora si frappongono alla piena attuazione del principio liberale “Libera chiesa in libero Stato”: nella scuola, di cui si mette in discussione la laicità, nella sanità, con le resistenze alla libertà di ricerca scientifica e le numericamente abnormi “obiezioni di coscienza” alla applicazione di leggi già vigenti, nella tassazione delle attività commerciali della Chiesa, e ancora, nel pieno riconoscimento delle “nuove famiglie”, così come nel legiferare sul “fine vita”.
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna