BREXIT. NENCINI SCRIVE AI LEADERS SOCIALISTI EUROPEI
Di seguito il testo della lettera che il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, ha inviato al Presidente del PSE Stanishev e ai leaders del Partito Socialista Europeo, tra cui iHollande(PSF), Gabriel (SPD), Corbyn (Labour), Sánchez (PSOE ), all’indomani del risultato referendario in Gran Bretagna che ha sancito l’uscita dall’ Unione Europea.
“L’Europa è stata innanzitutto Patria di culture e di valori, una fucina di futuro, il baluardo postbellico verso dittature di segno opposto. L’abbiamo ridotta a un tavolato di norme e regolamenti, tutt’al più al centro decisionale per questioni finanziarie. Troppo poco di fronte a cambiamenti epocali. Troppo poco di fronte alla globalizzazione. Troppo poco, insomma, di fronte all’inizio di una storia nuova, un secondo tempo sorto dall’ingresso, nello scenario internazionale, di agguerriti protagonisti. Troppo poco, soprattutto, di fronte a un’emergenza socioeconomica che da anni miete vittime nel mercato del lavoro. Chiedo a ciascuno di voi, nel nome di una storia comune, la convocazione dei vertici del Partito del Socialismo Europeo perché si discuta e si scelga una strada condivisa. L’Europa è appesa a un filo. Può precipitare in una lenta agonia oppure, se troviamo il coraggio dei pionieri nell’affrontare una condizione drammatica con soluzioni decisive. Non basta pretendere l’immediata fuoriuscita dell’Inghilterra dall’Unione. Urge, adesso, una proposta di pari forza – uguale e contraria – all’impatto provocato dall’esito referendario su mercati e istituzioni. Non possiamo recedere dalle nostre responsabilità. Dobbiamo combattere i rigurgiti nazionalisti guardando a una cornice federale; abbassare la soglia del rigore per rilanciare investimenti e occupazione e offrire così una risposta al vento populista che spazza i confini dell’Unione. E’ necessario rileggere il Trattato di Dublino, dotarsi di un Ministro europeo per le finanze, rivedere le parti più obsolete del Trattato di Maastricht, mettere le briglie a un capitalismo finanziario che guarda con sospetto alle politiche sociali. Più Europa, ma diversa: non il ripiegamento nella nostalgia e nell’isolamento. Verremmo spazzati via. Aveva ragione Thomas Mann: solo l’Europa può salvarci dai nostri egoismi. Si chiamino a raccolta le energie più giovani, gli intellettuali che intendono sporcarsi le mani, l’intera società di mezzo, prima che altri referendum, già minacciati in Francia, in Olanda e altrove, ci trovino impreparati e incerti. Per far fronte a tutto questo occorre un colpo d’ala, prima che sia troppo tardi ! Dobbiamo far crescere l’Europa federale perché da questa crisi si esce con un’altra Europa e questo è possibile. È una strada obbligata anche perché ci dobbiamo aspettare che in questo contesto sia inevitabilmente destinata a crescere la pressione di quelle forze politiche in Europa e in Italia, che immaginano di emulare lo scenario britannico. La fragilità politica, economica e sociale non farà che rafforzare i tre fattori che sono alla base dell’antieuropeismo, del populismo e dell’antipolitica: preoccupazione, paura, rancore.
Citare Spinelli e Adenauer senza seguirne le tracce sarebbe soltanto colpevole.“
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna