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Conclusa con i ballottaggi del 19 giugno la tornata delle elezioni comunali
ORA IL “PARTITO DELLA NAZIONE” C’E’ DAVVERO E NON E’ IL PD DI RENZI
Un ceto politico apparso a lungo dedito soltanto al proprio tornaconto, se non peggio, e distante dalle sofferenze del Paese, ha lentamente, ma inesorabilmente eroso ogni credibilità all’intero sistema di principi e valori delle dottrine politiche dei partiti tradizionali, ma soprattutto di una sinistra di governo che non sempre è risultata tale, soprattutto sui temi economici e del disagio sociale. Che l’inettitudine, l’approfittarsi, la protervia non siano giustificabili, non può farlo dimenticare, e nemmeno può fare dimenticare che l’unica cura è la buona politica, tanto buona che il suo prevalere è la sola garanzia per tutti. La buona politica però non può esistere senza la distinzione tra gli interessi primari da rappresentare, fondata su riferimenti ideali specifici. Con l’ultima tornata delle amministrative, la questione si è posta in tutta la sua drammaticità, per chi ancora si illudeva di esorcizzarla con lo spauracchio del “tanto peggio tanto meglio”, o pensava di lucrare sul malcontento in modo sgangherato, oseremmo dire, diseducativo. Così il voto ha premiato il Movimento 5 Stelle, novello Partito della Nazione, che ha raccolto il consenso di elettori disposti a tenere in minor conto le proprie e le altrui convinzioni ideali anche quando dovrebbero essere agli antipodi, in cambio di una speranza: una politica ed un governo delle città che affronti, con rigore, oltre al degrado urbano e morale, gli aspetti più gravi dell’impoverimento delle famiglie e dello stato sociale. Bisognerà attendere i risultati dell’azione concreta del Movimento per comprendere se ci troveremo, ancora una volta, semplicemente di fronte al vecchio vizio italico di identificarsi acriticamente, ammirandolo, con ogni nuovo sovrano, salvo poi, disillusi, denigrarlo con pari determinazione. In ogni caso, il Partito della Nazione di Renzi, nella sua presumibile e composita versione centrisista, sarebbe stato ben altra cosa. Sul punto e per quanto ci riguarda come socialisti, non possiamo non ribadire che serve una rinascita di quel pensiero politico che, con noi, ha reso un po’ più nobile la democrazia liberale e possibili alcune importanti conquiste sociali e sul terreno dei diritti civili. Ci rendiamo conto che perché ciò accada bisogna tornare ad essere incisivi e ad esistere sulla scena politica. Per esserlo, però, non basta soltanto distinguerci a parole, ma anche avere, per atti concreti, comportamenti conseguenti e coerenti. Forse ciò sarà possibile solo ripartendo, come alle origini, dai municipi, per avere cura degli interessi sociali che rappresentiamo, come abbiamo cercato di fare a Ravenna con la Lista civica Ravenna in Comune. Non sufficientemente civica, però, e ancora troppo “nazionale”. La continuità dell’esperienza risiede perciò proprio in questa correzione di rotta, senza la quale il buon risultato elettorale conseguito non sarebbe forse ripetibile. Civismo municipale, dunque, senza confonderci con esperienze politiche figlie di progetti nazionali che non ci riguardano, al pari di Radicali e Verdi. Una confusione che potrebbe riguardare lo stesso nome di Ravenna in Comune, del quale alcune di esse, in altre città, si sono appropriate. Lo diciamo perché vogliamo rifuggire da estremismi per loro natura minoritari, in quanto non connotano una sinistra che, non solo è capace di governare, ma vuole anche essere riconosciuta come sinistra di governo. Sia perciò il nostro un vero civismo municipale che sa distinguere le diverse realtà locali ed è quindi capace di fare alleanze, a sinistra, caso per caso, quando i tratti della discontinuità, rispetto al prevalere di logiche soltanto di potere, lo consentano. Una verifica, questa, alla quale sembrerebbe volersi sottoporre il nuovo sindaco di Ravenna che, al suo reiterato elogio della discontinuità e alla assenza di un importante competitore come il Movimento 5 stelle, deve forse la sua sofferta elezione. Vedremo. Del resto, per i socialisti, una parte ineludibile della sinistra di governo è rappresentata dalla tradizione e dalla storia riformista, laica ed ecologista, che devono trovare cittadinanza politica ovunque sia possibile. Anche in questo caso, facciamolo e non diciamolo soltanto!
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Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna