AMIANTO. E A RAVENNA?
Il 25 giugno la prima udienza dibattimentale a carico di 20 dirigenti Eni
Nell’intervista rilasciata il 15 gennaio 2013 alla stampa locale il giudice del lavoro del tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, da tempo impegnato sul fronte della guerra alle malattie professionali correlate all’esposizione dell’amianto affermò: “l’amianto è la causa principale per le morti sul lavoro, è superiore agli infortuni: Ravenna è una delle zone con rischi maggiori per mesotelioma eppure si contano zero processi penali. C’è un problema politico di giustizia carente sulle malattie professionali. Una questione che riguarda il territorio ravennate come tutto il resto d’Italia. La questione amianto mette sotto accusa un’intera classe dirigente: già prima del 1992, quando venne messo al bando l’utilizzo, c’erano norme che regolavano l’impiego del minerale, ma il cartello dell’amianto ha sempre fatto pressioni perché le regole non si applicassero: allora prepariamoci al picco delle malattie correlate da attendersi tra il 2015 e il 2020 quando saranno passati una quarantina d’anni, il periodo di latenza, dagli anni ottanta con il boom dell’utilizzo”.
Dopo tre udienze preliminari Il 25 giugno è iniziato il maxi processo per l’esposizione all’ amianto all’ex polo Anic di Ravenna con il rinvio a giudizio di 20 dirigenti ancora in vita dei 56 indagati , all’epoca responsabili del settore. Le accuse formulate a vario titolo sono di omicidio, lesioni colpose e disastro colposo. L’indagine, che abbraccia un arco temporale compreso fra gli anni ’60 e la fine del 2012, era partita nel 2009 dopo la segnalazione dell’INAIL che in suo rapporto aveva evidenziato il decesso di 156 lavoratori per mesotelioma (presenza di fibre di eternit nei polmoni). La prossima udienza è fissata al 17 settembre. Lo spettro della prescrizione incombe!
Partito Socialista Italiano della Provincia di Ravenna