acqua pubblica

L’acqua, un bene comune da governare e salvaguardare
I SOCIALISTI PROPONGONO UN CONSORZIO PER LA GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DELL’ACQUA
(10 luglio 2013)

Il 12 e 13 giugno 2011 ventisette milioni di cittadini italiani hanno votato due SI’ per fermare la privatizzazione ed eliminare i profitti dall’acqua, ma ancora oggi le amministrazioni locali non hanno dato un seguito applicativo ai vittoriosi quesiti referendari sulla gestione pubblica dell’acqua. Così ora si trovano nell’esigenza, non più rinviabile, di ricercare uno strumento gestionale che, da un lato, sia in grado di applicare le indicazioni referendarie: la gestione idrica in house, l’erogazione dei servizi il cui costo non includa la remunerazione del capitale, il radicamento territoriale con una valida forma di partecipazione e dall’aLtro, che non sia soggetto ai vincoli del patto di stabilità proprio degli enti locali.
Tra i molteplici modelli gestionali che gli enti locali possono utilizzare, quello del consorzio di diritto pubblico può essere il più idoneo perché è incardinato sul principio dell’autogoverno dei consorziati e vincolato al pareggio di bilancio basato sullo schema contabile dei costi/ricavi.
Il modello gestionale del consorzio, inoltre, opererebbe al di fuori del vincolo del patto di stabilità, non inscrivendosi tra i soggetti economici di diretta emanazione pubblica: un modello di gestione assai flessibile e adattabile perché il suo principale strumento regolativo è il proprio statuto, fondamentale contenitore della volontà dei consorziati.
E’ lo statuto infatti, che determina i modi ed i livelli di governo interni al quadro organizzativo con cui s’intende dare piena operatività alla complessa gestione idrica la quale, di norma, include il servizio acquedottistico, fognario e depurativo.
Diverrebbero soci  del consorzio idrico i Comuni che, in forza della cessione delle reti tecnologiche dei servizi acquedottististici, fognari e depurativi, di cui sono titolari, assumerebbero la rappresentanza maggioritaria, ma anche gli utenti, fruitori dei suddetti servizi, che incidirebbero sul governo del consorzio tramite la possibilità di nominarne i rappresentanti.
Si creerebbe dunque una forma di gestione della risorsa idrica decisamente partecipata e fortemente territorializzata, dove i Comuni troverebbero nella platea dei consorziati un soggetto chiamato alla corresponsabilità sia della gestione che nella definizione e realizzazione degli obiettivi, che se approvati,  possono  veramente definirsi  condivisi.
Non dimentichiamo poi che il consorzio, disponendo delle reti tecnologiche, diverrebbe  l’unico soggetto responsabile del corretto governo del sistema idrico.
L’obiettivo di garantire la massima qualità dell’acqua distribuita e, nel frattempo, il suo massimo risparmio nell’uso, vede  quindi, in questa prospettiva, l’utente non più soggetto passivo bensì attore responsabile e diretto attuatore di politiche di risparmio e  controllore della qualità dell’acqua.
La comunanza di una parte dei soci – i cittadini utenti – fra il consorzio di bonifica e il qui proposto consorzio idrico, imporrebbe una radicale riforma dello stesso consorzio di bonifica e la sua integrazione con quello idrico, al fine di garantire:
– un più elevato grado di sicurezza idraulica territoriale – il 90% della rete fognaria recapita nella  rete scolante di bonifica;
– un più corretto uso della risorsa idrica – ai due soggetti fa capo il 95% della ricerca, dello stoccaggio, dell’uso e distribuzione dell’acqua;
– una maggiore sinergia nei campi della ricerca e disponibilità di acqua e della produzione di energia idroelettrica;
– una più intensa salvaguardia del suolo.
Questi obiettivi, da affiancarsi a quelli  tesi al raggiungimento di una sempre più razionale gestione dei servizi, garantirebbero al consorzio idrico il mantenimento di livelli occupazionali sempre più professionali e specializzati, maggiormente coinvolti nel produrre e controllare politiche di risparmio ed ampliare l’intervento verso la qualità e la sicurezza del territorio.