8 marzo, non solo mimose

8 marzo, non solo mimose
Il LUNGO CAMMINO DELLE DONNE ITALIANE E’ ANCORA LONTANO DALLA META

di Rita Cinti Luciani*
L’8 MARZO, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, ci porta a ripensare quante conquiste sociali e politiche sono state raggiunte nel secolo scorso grazie all’impegno e ferma volontà di tantissime donne e uomini.
Nel VII Congresso dell’Internazionale socialista del 1907, dirigenti come Rosa Luxemburg e Clara Zetkin posero la questione femminile e la rivendicazione del diritto di voto alle donne. Il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne”. Alcuni giorni dopo si tenne una conferenza dell’ internazionale, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di Informazione delle donne socialiste e Clara Zetkin diresse la rivista “Die Gleichheit – L’uguaglianza”, che divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste. (leggi tutto)
*segreteria nazionale del  PSI – responsabile pari opportunità

PER UN VERO RINNOVAMENTO DELLA SOCIETA’ E DELLA POLITICA
di Federica Gullotta
Ancora oggi gli attori politici fondamentali coinvolti negli intrecci parlamentari a cui stiamo assistendo sono uomini. Non è una novità. Però viene spontaneo chiedersi se questa tragica situazione sia frutto anche di una politica e più in generale di una società ancora troppo maschilista, soprattutto ai vertici del potere: una visione arcaica e obsoleta della società. Il Partito Socialista e la sua Federazione Giovanile, hanno posto in posizioni di preminenza e di dirigenza donne capaci e intelligenti, che non hanno dovuto “maschilizzarsi” o cercare scorciatoie per raggiungere tali livelli, ma sono state elette attraverso un consenso democratico. È vero però che le donne non possono essere tirate fuori dal cilindro solo in campagna elettorale; non le si può costringere in categorie e di fatto tenerle ai margini della vita pubblica e lavorativa a causa di inadeguate politiche sociali. Deve essere garantito alle neomamme lavoratrici il diritto di sospendere il proprio impegno lavorativo, per i primi tre anni di vita del bambino, senza che questa scelta vada ad incidere economicamente sulle lavoratrici, sul loro reintegro e reinserimento professionale; deve essere impedito, con strumenti legislativi severissimi, che aziende utilizzino il ricatto dell’assunzione solo se la giovane sottoscrive una lettera di dimissioni in bianco che, nell’eventualità di una gravidanza, il datore di lavoro utilizzerà per licenziarla. C’è insomma bisogno di riforme urgenti, per un vero rinnovamento della società e della politica: efficacia ed efficienza dei servizi per l’infanzia e perl’assistenza famigliare, ma soprattutto di rimuovere le problematiche lavorative e gli ostacoli che impediscono il pieno impegno civile della donna e il riconoscimento delle pari opportunità economiche, sociali e politiche. Come giovane donna socialista non credo che potremmo uscire a testa alta da questa situazione di stallo, chiusure e radicalismi, senza tenere conto di queste improcrastinabili esigenze.